Identificate tre nuove specie di antichi primati


Basandosi su alcuni fossili rinvenuti nell’area di San Diego, i ricercatori dell’Università del Texas hanno descritto gli Omomyae risalenti al medio Eocene, determinandone varie caratteristiche.

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Gli antropologi dell’Università del Texas, ad Austin, hanno identificato tre nuove specie di fossili di primati, finora sconosciute alla comunità scientifica. Vivevano tutte a San Diego County nel periodo in cui nella California del sud erano presenti molte foreste tropicali.

Dal 1930 in poi, numerosi fossili di primati sono stati scoperti nella pietra arenaria e nelle argilliti che compongono la Friars Formation, una formazione geologica dell’area di San Diego. Il paleontologo Stephen Walsh, insieme con i suoi collaboratori del Museo di Storia Naturale di San Diego (SDNHM), ha raccolto in passato molti di questi resti, ma non è riuscito a identificare le specie a cui appartenevano prima della sua morte, avvenuta nel 2007.

Un decennio dopo, Amy Atwater, manager presso il Museo delle Rockies, nel Montana, e il professore di antropologia Chris Kirk hanno raccolto la sfida e sono riusciti a descrivere le tre specie sconosciute di Omomyae che vissero sulla Terra tra i 42 e i 46 milioni di anni fa. I ricercatori hanno ribattezzato le nuove tipologie di primati ‘Ekwiiyemakius walshi’, ‘Gunnelltarsius randalli’ e ‘Brontomomys cerutti’. Queste scoperte portano il numero di ominidi identificati nell’area della Friars Formation a sei. In totale, le specie preistoriche scoperte in tutto il pianeta ammontano a diciotto.

I risultati ottenuti da Atwater e Kirk sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Human Evolution.

“La nostra scoperta permetterà una migliore comprensione della varietà di primati esistente nel medio Eocene”, le parole di Amy Atwater. “Precedenti ricerche svolte nell’area delle Montagne Rocciose ci avevano indotto a pensare che durante quel periodo la varietà dei primati diminuì, tuttavia ora possiamo affermare che questo avvenne solo in alcune zone”.

Studiando i denti degli Omomyae, i ricercatori hanno determinato che le tre specie sono probabilmente collegate alla sottofamiglia di primati nota come Omomyinae.

“I denti possono dire molto sulla storia evolutiva della specie, tra cui informazioni sulle loro dimensioni e sull’alimentazione che seguivano”, ha spiegato il professor Kirk. “Lo smalto è il tessuto più duro del corpo umano e consente ai denti di preservarsi meglio rispetto ad altre parti anatomiche”.

Il peso di Ekwiiyemakius walshi, la più piccola tra le nuove specie, variava dai 113 ai 125 grammi e le sue dimensioni erano paragonabili a quelle dei moderni Galagidi. Gunnelltarsius randalli pesava invece tra i 275 e i 303 grammi, come alcune varietà di lemuri attualmente esistenti.

Infine, gli esemplari di Brontomomys cerutti erano più grandi di molti altri Omomyae e il loro peso stimato variava dai 719 ai 796 grammi.

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