Discesa parzialmente riuscita per Hayabusa-2


La prima prova generale di touchdown non è andata come previsto perchè l’altimetro laser non è stato in grado di misurare efficacemente la distanza da Ryugu.

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Mosaico di alcune delle immagini riprese dalla camera grandangolare ONC-W1 durante l’avvicinamento, nell’arco di 23 ore.

Martedì 11 settembre c’è stato il primo tentativo di discesa sull’asteroide da parte della sonda giapponese, il cosiddetto “Rehearsal 1 for Touchdown 1” (TD1-R1). Secondo i piani della Jaxa, la manovra sarebbe iniziata la mattina di lunedi partendo dal “Box-A” a 20 km dall’asteroide; dopo 10,5 ore di discesa a 0,4 m/s, Hayabusa-2 ha raggiunto 5 km di distanza, rallentando a soli 0,1 m/s. Alla fine, la sonda avrebbe dovuto raggiungere una altezza minima inferiore ai 40 metri intorno alle 7:25 (ora italiana) per poi riaccendere i motori e allontanarsi a 0,7 m/s verso una posizione di osservazione (home position) a 6 km da Ryugu.

Purtroppo, però, non è andata così e, arrivata a 600 metri d’altezza, la navicella spaziale si è fermata autonomamente per poi risalire. La causa della prematura interruzione nella discesa è da imputare al dispositivo LIDAR, che dovrebbe misurare la distanza dalla superficie dell’asteroide tramite la riflessione (o meglio, la diffusione) di impulsi laser. Una probabile ragione per cui questa misura è stata impossibile è la bassa riflettanza (albedo) della superficie di Ryugu.

La condizione della navicella è normale e oggi è tornata alla posizione di partenza (Box-A). Il team a Terra prevede di rivedere la procedura di discesa, compresa una revisione delle impostazioni LIDAR. Si spera che il problema venga risolto perchè in caso contrario Hayabusa non potrebbe effettuare una discesa sicura su Ryugu e prelevarne campioni a fine Ottobre.

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Gli osservatori più attenti noteranno, negli ultimi fotogrammi del gif animato, la zona luminosa sulla sinistra dovuta al “backscattering” da parte dello strato di regolite superficiale, che diffonde la luce solare soprattutto verso la direzione da cui è venuta. Al centro di questo alone luminoso, fa capolino l’ombra di Hayabusa-2, ben visibile nell’immagine di apertura opportunamente processata. In effetti, sulla base delle dimensioni apparenti di Ryugu, nell’ultima immagine la scala dovrebbe essere 3,1 m/pixel e quindi la sonda dovrebbe sottendere circa 1 pixel, pannelli solari compresi. Tra l’altro, la scala indica anche la distanza da cui è stata scattata l’immagine, sapendo che il campo abbracciato da ONC-W è circa 60°: il risultato è circa 3 km, dunque ben prima che venisse raggiunta la distanza minima! E’ possibile che altre immagini, ancora più ravvicinate, vengano rilasciate a breve… non è chiaro se anche la camera telescopica abbia scattato immagini in prossimità del massimo avvicinamento; in caso affermativo, dovrebbe essere possibile vedere dettagli dell’ordine di 10 cm, cosa peraltro già avvenuta il 6 agosto, quando la sonda scese a 850 metri dalla superficie di Ryugu.

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