I Campi Flegrei, un supervulcano in grado di cambiare persino il clima


Due scosse di terremoto sono state avvertite a Pozzuoli nei giorni scorsi. La prima di magnitudo 2.5 e preceduta da un boato, la seconda qualche minuto dopo, di intensità inferiore. Nessuno può dire se sia il preludio al risveglio del colosso.

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Non sono state particolarmente forti le due scosse di terremoto che la popolazione ha avvertito nella serata di ieri, a Pozzuoli. Eppure impensieriscono sia chi vive nel circondario flegreo, sia gli scienziati. Perché, se nell’immaginario collettivo il vulcano cattivo è il Vesuvio, nella realtà quello da temere è invece la caldera che sonnecchia borbottando nei Campi Flegrei. Non c’è paragone tra la forza che potrebbe scatenare il vulcano flegreo rispetto a quella del gigante che sovrasta la città di Napoli. Non a caso è indicato come super-vulcano.

Il super-vulcano dei Campi Flegrei è un nemico insidioso sia per la sua potenza, sia perché, rispetto a molti altri suoi simili, non è ben visibile. Può essere però agevolmente individuato con l’ausilio di una mappa, a ovest del Vesuvio, a meno di 15km dalle sue falde. L’attività vulcanica dei Campi Flegrei è conosciuta per i fenomeni di sollevamento del suolo (bradisismo) che affliggono da sempre il comune di Pozzuoli (nel 1985 il suolo si sollevò di oltre 2 metri) e, soprattutto, per lo sciame sismico che, tra il 1982 e il 1984, con oltre 500 scosse quotidiane tra i 3 e i 5 gradi di magnitudine, mise in ginocchio tutta l’area causando l’evacuazione di migliaia di persone.

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Gli scienziati non hanno dubbi: il vulcano Flegreo è uno dei dieci super-vulcani esistenti al mondo, vale a dire uno di quei vulcani la cui “potenza di fuoco” è tale da far impallidire colossi temuti come il Vesuvio o il Krakatoa. Non è la lava del supervulcano ad ammazzare, o non solo. A sconvolgere la vita dell’uomo sarebbero le sue emissioni, così potenti da causare sconvolgimenti climatici. Ricordate l’eruzione dell’islandese Eyjafjöll del 2010? In quell’occasione le nubi e le ceneri del vulcano non solo oscurarono buona parte dei cieli del Nord Europa, ma mandarono in tilt anche il traffico aereo. Ebbene, l’Eyjafjöll non è un super-vulcano, ma è utile per farci capire – in scala – cosa potrebbe accadere.

Se il super-vulcano dei Campi Flegrei eruttasse, si verificherebbe insomma un evento simile a quello del vulcano islandese, ma le nubi e le ceneri eruttate dalla caldera (che ha un raggio di 15km) potrebbero oscurare l’intera Europa se non persino buona parte del pianeta. Dei 10 supervulcani conosciuti e studiati, gli esperti ritengono che i più potenti siano quello di Yellowstone negli Stati Uniti, quello del Lago Toba in Indonesia e – ahinoi – quello dei Campi Flegrei.

La prima, devastante, eruzione, nota come dell’Ignimbrite campana, sarebbe avvenuta circa 40mila anni fa, ai tempi dell’Uomo di Combe-Capelle e di Neanderthal. Si stima che causò un’espulsione di materiale vulcanico compresa tra i 200 ed i 250km cubi.

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La seconda (eruzione del Tufo giallo napoletano) sarebbe invece avvenuta circa 15mila anni fa con un’espulsione di materiale vulcanico di circa 40 chilometri cubi. Queste, per lo meno, dovrebbero essere state le più distruttive. In mezzo, ne sono avvenute altre, non meno significative, che hanno contribuito a plasmare l’area così come è oggi.

Nel 1538 l’ultima eruzione, finita negli annali per aver fatto spuntare in una piccola baia vicino Pozzuoli una nuova bocca del vulcano: il Monte nuovo, oggi completamente avvolto dalla vegetazione e dalle strutture umane. Questo rapido excursus nella attività dei Campi Flegrei spiega perché le due scosse di terremoto avvertite dalla popolazione di Pozzuoli alle 23:36 del 18 settembre di magnitudo 2.5 (la seconda, qualche minuto dopo, di intensità inferiore) destano preoccupazione, anche se nessuno può dirci se siano collegate al risveglio dei Campi Flegrei dato che negli anni ’80 lo sciame sismico fu ben più intenso ma non culminò in alcun evento eruttivo. Quel che è certo, però, è che la zona è pericolosa e continua a essere molto attiva.

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