Nascita di stelle nel cacciatore


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La costellazione di Orione  è una delle collezioni di stelle più riconoscibili nel cielo notturno. Abbiamo notato le stelle di spicco di Orione per decine di migliaia di anni, ma probabilmente molto più a lungo. Gli astronomi cinesi la chiamavano 参宿 o Shēn, letteralmente “tre stelle”, per i suoi tre punti luminosi (che formano la cintura del cacciatore). Gli antichi Egizi la consideravano gli dei Sah e Sopdet, manifestazioni rispettivamente di Osiride e Iside, mentre gli astronomi greci vedevano un coraggioso cacciatore – l’omonimo Orione – con la spada sopra la testa, pronto a colpire.

Mitologia a parte, Orione è una parte di cielo affascinante. Questa immagine, tratta dal Very Large Telescope dell’ESO, mostra una nebulosa di riflessione annidata nel cuore della costellazione – NGC 2023. Situata vicino alle famose nebulose Testa di cavallo e Flame Nebulae, NGC 2023 si nasconde a circa 1500 anni luce dalla Terra, ed è una delle più grandi nebulose a riflessione nel cielo.

Le nebulose a riflessione sono nubi di polvere interstellare che riflettono la luce proveniente da fonti vicine o interne, come la nebbia intorno al faro di un’auto. NGC 2023 è illuminata da una stella giovane e massiccia chiamata HD 37903. La stella è estremamente calda – diverse volte più calda del Sole – e la sua luce bianca e blu brillante causa il bagliore lattiginoso di NGC 2023. Queste nebulose sono spesso i luoghi di nascita delle stelle e contengono una distribuzione di gas molto più densa del mezzo circostante. Sotto l’influenza della gravità, questi grumi si attraggono l’un l’altro e si fondono, creando alla fine una nuova stella. Tra qualche milione di anni, la Cintura di Orione potrebbe guadagnare una nuova stella!

L’immagine è stata scattata con lo strumento FORS (FOcal Reducer and Spectrograph) della VLT come parte del programma ESO Cosmic Gems. Questa iniziativa produce immagini di oggetti interessanti e visivamente attraenti utilizzando i telescopi ESO, a scopo educativo e di sensibilizzazione. Il programma utilizza il tempo del telescopio che non può essere utilizzato per le osservazioni scientifiche. Tutti i dati raccolti possono anche essere adatti a scopi scientifici e sono messi a disposizione degli astronomi attraverso l’archivio scientifico dell’ESO.

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