La Borisov dimenticata


La posizione attuale di 2I/Borisov nel sistema Solare; nel riquadro una immagine della debole cometa evidenziata da una freccia rossa in un affollato campo stellare, ripresa da un telescopio di 61 cm lo scorso 28 gennaio.

Adesso che gli occhi di tutti sono puntati sulla promettente “C/2019 Y4 Atlas”, che fine ha fatto la prima cometa interstellare? E’ uscita dal Sistema Solare interno e rischia di disgregarsi.


Sarebbe troppo facile parlare di un argomento sulla bocca di tutti, come l’aumento di luminosità della cometa “Atlas” che in questi giorni ha creato molte aspettative, perchè potrebbe essere la prima chiaramente visibile ad occhio nudo dopo una attesa interminabile, da quando cioè la Hyakutake e la Hale-Bopp (e in misura minore la McNaught) offrirono uno spettacolo indimenticabile nel 1996, 1997 e 2006 rispettivamente.

In realtà, essendo doveroso accennare a questa nuova cometa, gli abbiamo comunque dedicato due “Immagini del Giorno”, l’ultima proprio stamane. Tuttavia, proprio perchè ne stanno parlando tutti e si trovano già ottimi articoli in rete su questo argomento, qui preferiamo soffermarci su un’altra cometa di cui si è parlato tanto fino ad tre mesi fa ma che adesso sembra andata completamente nel dimenticatoio, pur essendo ancora oggetto di osservazioni. Stiamo parlando della C/2019 Q4 (Borisov).

Con il nuovo anno, dopo il passaggio alla minima distanza dalla Terra, è calata una strana cortina di silenzio sui media a proposito di questo oggetto, che invece è importantissimo perchè unico dal punto di scientifico e peraltro, al contrario del fugace asteroide interstellare ‘Oumuamua, la Borisov sarà visibile ai telescopi per almeno un anno.

A dire il vero, anche sulla stampa scientifica il numero di articoli è andato notevolmente scemando sull’argomento e, del resto, la pagina che il JPL dedica all’orbita della cometa non è stata più aggiornata dal 9 gennaio, mentre in precedenza si rinnovava in media ogni 6 giorni. Il 19 Marzo, finalmente, sono apparse le nuove tabelle sul “JPL small body Data Browser“; nonostante il numero totale di osservazioni sia cresciuto solo del 10% (219 nuove osservazioni astrometriche) e l’intervallo di tempo in cui sono state raccolte si sia ampliato di 55 giorni (+14%), l’incertezza sui principali parametri ha avuto una riduzione spettacolare di oltre un ordine di grandezza, come mostrato dal seguente confronto con le tabelle JPL precedenti (a sinistra):

Confronto tra la penultima e l’ultima orbita determinata dal JPL.

Di seguito, due grafici mostrano l’aumento del numero di osservazioni e della precisione delle stime fin dalla prima orbita calcolata:

Come si vede, le incertezze su gran parte dei parametri (distanza al perielio, eccentricità e inclinazione dell’orbita) sono diminuiti di circa 40000 volte, oltre 4,5 ordini di grandezza; va fatto un discorso a parte per la stima della data del perielio (Tp, scala a destra), la cui incertezza si è ridotta notevolmente adesso (da 53 secondi della stima precedente a soli 4,5 secondi) ma che aveva esibito in precedenza una crescita, probabilmente legata all’introduzione, nel calcolo, degli effetti non gravitazionali prima ignorati. L’aspetto più interessante, infatti, riguarda proprio la stima sui tali parametri, ovvero sull’accelerazione “anomala” che la cometa esibisce principalmente per effetto dell’emissione di gas che sublimano sulla sua superficie, a causa del riscaldamento solare; l’effetto sul nucleo cometario è quello di una spinta analoga a quella dl motore di un razzo. Come si vede, in precedenza le incertezze sulle tre componenti di accelerazione A1,A2,A3 nella tabella erano comparabili o addirittura superiori ai valori calcolati; questo rendeva quasi inutile la loro stima, se non per stabilirne un limite superiore. Adesso invece possiamo ragionevolmente affermare che, con riferimento ad una distanza convenzionale di 1 unità astronomica dal Sole, la cometa esibisce una accelerazione di +73,1 miliardesimi di unità astronomica al giorno in direzione radiale (cioè lungo la congiungente con il Sole) e -32,5 miliardesimi di unita astronomica al giorno in direzione trasversale, sul piano orbitale; tradotte in unità più familiari, queste due componenti di accelerazione corrispondono rispettivamente a circa 0,127 e 0,056 m·s-2 rispettivamente. La terza componente di accelerazione in senso “verticale” (A3) non è riportata, segno che è probabilmente di entità trascurabile rispetto alle altre due e non è stato possibile stimarla.

Questa accelerazione implica un cambiamento di orbita intorno al perielio e, infatti, la velocità con cui la cometa è entrata nel Sistema Solare è quasi 21 m/s inferiore a quella con cui uscirà, tra qualche secolo. Questo lo si può dedurre dalle effemeridi a lungo termine che, estrapolate, forniscono una velocità di avvicinamento di 32312,0 m/s e un allontanamento a 32291,2 m/s; da notare che adesso l’incertezza su questo secondo dato è inferiore al primo, grazie evidentemente alle numerose osservazioni post-perielio.

Adesso la Borisov si trova a 393 milioni di km dalla Terra e si sta allontanando da noi a 20.9 km/s; la sua luminosità apparente ha appena oltrepassato la diciottesima magnitudine. Questo mese, però, un gruppo di astronomi polacchi che la sta seguendo ha scoperto che sta accadendo qualcosa di strano; ci sono stati di due “burst” o improvvisi aumenti di luminosità e questo in genera indica una imminente frammentazione del nucleo. Insomma, prima di lasciarci perdendosi definitivamente nell’abisso interstellare da cui era giunta, questa fugace messaggera potrebbe riservarci un’ultima sorpresa.

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