Ecco cos’è G2, il misterioso oggetto sopravvissuto all’incontro con Sagittarius A


Non è roba da tutti i giorni sopravvivere al passaggio ravvicinato di un buco nero supermassiccio ma questo oggetto misterioso era transitato vicino al centro della Via Lattea indenne, lasciando tutti a bocca aperta.


Venne scoperto nel 2011 da Stefan Gillessen e il suo team del Max Planck Institute e denominato G2.

Appariva come un’enorme massa di gas non lontana e in direzione di Sagittarius A, la sorgente di onde radio associata al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Data la situazione, gli astronomi avevano ipotizzato che G2 venisse attirata e dilaniata dal buco nero entro il 2013. Tuttavia, contro ogni previsione, la nube sembrava ancora intatta nel momento del massimo avvicinamento e, successive osservazioni, avevano mostrato un suo possibile legame con un’altra nube di polveri e gas, più debole, nota come G1 che trovandosi su una traiettoria analoga, aveva già incontrato e superato il buco nero nel 2001. Successive osservazioni con il telescopio VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, confermarono che G2 era effettivamente sopravvissuta.

La sua natura non è mai stata pienamente confermata ma ora, un nuovo documento suggerisce che l’oggetto è composto da tre piccole stelle, avvolte dalla fitta nube di gas e polvere da cui sono nate. In pratica, G2 sarebbe una reliquia vacante di un giovane ammasso stellare.

Le anomalie di G2

G2 si era allungato e deformato durante il passaggio ravvicinato ma subito dopo il massimo avvinamento era tornato di nuovo compatto. Oltre a questo comportamento anomalo, l’oggetto era anche troppo caldo rispetto alle nuvole di polvere classiche osservate nel cosmo. Ovviamente era possibile che Sagittarius A o altre sorgenti lo avessero riscaldato ma gli astronomi notarono che la sua temperatura rimaneva costante e ciò suggeriva che la fonte di calore dovesse essere al suo interno e non provenisse da influenze esterne.

Entrambe questi comportamenti potrebbero essere più coerenti con la natura di una stella piuttosto che di una nuvola di polvere.

Le ipotesi

Lo scorso anno un team di ricercatori propose che la nube G2 potrebbe ospitare una stella nascosta all’interno, il prodotto di una collisione tra due stelle che ha generato anche un’enorme nube di gas e polvere attorno. Lo stesso studio scoprì inoltre altri quattro oggetti simili nel centro galattico, portando il numero totale di oggetti G a sei.

Ora, un team di ricercatori guidato dall’astrofisico Florian Peibker dell’Università di Colonia in Germania ha suggerito una spiegazione più dettagliata, dopo aver condotto una revisione di 14 anni di osservazioni effettuate con lo strumento SINFONI del Very Large Telescope.

Secondo la nuova analisi, G2 dovrebbe nascondere tre stelle molto giovani, di circa 1 milione di anni. Le stelle G2 sono così giovani che sarebbero ancora circondate da materiale proveniente dalla nuvola in cui si sono formate.

Che G2 sia in realtà costituito da tre giovani stelle in evoluzione è sensazionale“, afferma Peibker, osservando che la scoperta rende le tre stelle le più giovani mai osservate intorno a Sagittarius A.

Il centro galattico è già caratterizzato da una popolazione di giovani stelle. Secondo il modello del team, le stelle G2 potrebbero aver avuto origine nello stesso vivaio stellare.

Anche altri oggetti polverosi in orbita attorno a Sagittarius A potrebbero essere stati membri di questo ammasso dal quale si sarebbero staccati a causa della gravità del buco nero.

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