La perdita di metano dal Nord Stream è un disastro climatico?


Bolle di metano dal gasdotto Nord Stream 2.

Gli esperti si stanno affrettando a calcolare le emissioni di gas serra rilasciati a seguito delle “misteriose” perdite nei principali gasdotti che collegano la Russia all’Europa ma ancora non è chiaro quanto metano raggiungerà l’atmosfera.


Secondo alcuni, le notizie sulla rottura dei gasdotti nel Mar Baltico fanno temere che la perdita di metano possa avere un impatto negativo sul cambiamento climatico.

Ci sono una serie di incertezze ma se questi gasdotti falliscono, l’impatto sul clima sarà disastroso e potrebbe persino essere senza precedenti”, ha detto il chimico atmosferico David McCabe, scienziato senior presso la Clean Air Task Force.

Secondo altri, avrà solo un impatto modesto ma mette in evidenza i rischi delle emissioni di gas serra causate dai combustibili fossili.

McCabe e altri esperti hanno comunque dichiarato che non è ancora possibile valutare l’entità della perdita, date le incertezze su fattori come la temperatura del gas nel gasdotto, la velocità con cui perde e quanto gas viene assorbito dai microbi in acqua prima di raggiungere la superficie.

Sebbene non fossero in funzione, i gasdotti contenevano ancora gas ma anche su questo ci sono stime inesatte.

Le perdite sono comparse il 26 settembre nei gasdotti sottomarini Nord Stream 1 e 2, vicino all’isola danese di Bornholm nel Mar Baltico. Sono probabilmente il risultato di un atto deliberato ma di matrice ancora ignota. Le supposizioni sono diverse ma l’azione è, quasi senza alcun dubbio, una diretta conseguenza del braccio di ferro tra Russia e paesi NATO che va ormai avanti da mesi, a causa dell’invasione dell’Ucraina.

Finora, sono state rilevate quattro perdite.

Cos’è il metano

Il metano è un potente gas serra che intrappola molto efficacemente il calore del pianeta nell’atmosfera invece di lasciarlo dissipare nello spazio.

In un arco di tempo di 20 anni, il metano ha un potere di riscaldamento 80 volte superiore rispetto all’anidride carbonica e circa 30 volte la sua potenza in 100 anni.

Gli scienziati affermano che i bruschi tagli alle emissioni di questo gas nei prossimi anni saranno fondamentali per frenare il cambiamento climatico.

Quanto metano c’era nei Nord Stream?

Nella notte del 26 settembre, gli operatori del gasdotto Nord Stream 2 hanno visto un improvviso calo di pressione, da 105 bar (che è 105 volte la pressione atmosferica) a soli 7 bar. Poco dopo, un’area della superficie del Mar Baltico larga 1 chilometro stava ribollendo di gas in fuga. Il calo di pressione ha spinto i sismologi a cercare nei dati. “Non ho mai sperimentato nulla di simile“, ha detto Björn Lund dell’Università di Uppsala, in Svezia, aggiungendo che la sua rete ha rilevato l’attività sismica contemporaneamente alla perdita, coerente con le esplosioni e non con i terremoti che hanno un’impronta sismica diversa.

Dopo la caduta di pressione iniziale nel Nord Stream 2, sono state segnalate perdite anche nel gasdotto Nord Stream 1, che lo costeggia e che attualmente non è operativo.

I gasdotti contenevano circa 778 milioni di metri cubi in totale di gas naturale secondo alcune stime, tra i 150 e i 300 milioni di metri cubi secondo altri dati, di cui Il 70-90% era metano.

Un portavoce del Nord Stream 2 (che di fatto non ha mai funzionato perché accantonato dalla Germania poco prima che la Russia invadesse l’Ucraina) ha affermato che il sistema conteneva 300 milioni di metri cubi di gas. Il rilascio totale di tale importo nell’atmosfera comporterebbe circa 200.000 tonnellate di emissioni di metano, ha affermato l’ingegnere chimico Paul Balcombe della Queen Mary University di Londra.

La quantità di gas che fuoriesce dal sistema di gasdotti Nord Stream 1 è meno chiara dato che un portavoce del gasdotto ha rifiutato di dire quanto era rimasto nel sistema quando è stato messo offline per manutenzione alcune settimane fa.

Secondo le autorità danesi, le perdite dovrebbero continuare per almeno una settimana. Se solo uno dei gasdotti si svuotasse completamente, sarebbe circa il doppio della peggiore perdita di metano registrata negli Stati Uniti nel 2015, la perdita di Aliso Canyon che rilasciò nell’aria 97.000 tonnellate di metano in totali.

Ma queste cifre, per quanto possano spaventare, non sono niente se confrontate con le altre emissioni causate dalle attività umane.

l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha denunciato l’enorme quantità di metano che fuoriesce ogni anno dalle operazioni con i combustibili fossili, stimando che la quantità persa lo scorso anno a livello globale fosse sostanzialmente simile a tutto il gas utilizzato nel settore energetico europeo.

La perdita avrà sicuramente un “forte effetto di riscaldamento immediato e causerà una scarsa qualità dell’aria” ha detto Piers Forster, direttore del Priestley International Center for Climate presso l’Università di Leeds, ma alla fine il suo effetto è piccolo rispetto alle perdite quotidiane dalle reti mondiali del gas a causa della scarsa manutenzione, che vedono una perdita di circa il 10% dell’approvvigionamento globale di gas.

La grande incognita

Anche se i gasdotti si svuotassero completamente, non vuol dire che tutto il metano finirebbe nell’atmosfera. Ad esempio, è noto che i microbi presenti nell’acqua possono assorbire il gas. Tuttavia, Grant Allen, professore di scienze della Terra e dell’ambiente all’Università di Manchester, ha detto che l’effetto sarebbe scarso: “Dato quanto sembra essere violento lo sfiato del gas naturale, la maggior parte del gas raggiungerà la superficie del mare sotto forma di metano” e poi, “La mia esperienza scientifica mi dice che, con una grande esplosione come questa, il metano non avrà il tempo di essere attenuato dalla natura. Quindi una parte significativa verrà scaricata come gas metano“.

Dati dai satelliti

Purtroppo, nonostante esistano molti satelliti di monitoraggio della Terra, misurare con precisione quanto metano è stato emesso richiederà tempo. Gli sforzi finora sono stati ostacolati dalla geografia e dalla sfortuna.

I satelliti pubblici su cui si basano le osservazioni ambientali non erano rivolti in quella direzione quando sono iniziate le perdite, ha spiegato Itziar Irakulis-Loitxate del Politecnico di Valencia, in Spagna, che utilizza i dati satellitari per misurare i livelli di metano atmosferico.

E la copertura nuvolosa alle latitudini settentrionali ha reso quasi impossibile ottenere dati. Poi, c’è la sfida intrinseca del monitoraggio del metano sull’acqua che assorbe la maggior parte della luce solare e maschera qualsiasi il segnale del gas negli spettrometri.

Il picco di metano, però, è stato rilevato da terra da almeno un osservatorio: la stazione svedese del progetto European Integrated Carbon Observation System a Hyltemossa, la più vicina al luogo del disastro, come si vede nel grafico sottostante.

Dati sulla concentrazione atmosferica di metano da quattro stazioni della rete scandinava.

Nei prossimi giorni e settimane, gli scienziati continueranno a cercare di capire quanto metano sia stato rilasciato a seguito delle perdite. Nel frattempo, Lund e i suoi colleghi stanno cercando di capire dai loro dati sismici esattamente quante esplosioni si sono verificate ma la complessa geologia della crosta terrestre nella regione tra Danimarca e Svezia non facilita le analisi.

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