Un braccio di ferro attorno al polo nord magnetico


I punti rossi mostrano le diverse posizioni del polo nord magnetico tra il 1831 e il 2019, mentre le linee mostrano la direzione del campo magnetico. Circa 50 anni fa, il polo si spostava di circa 15 km all’anno, ma ora sta accelerando e si sposta dall’Artico canadese verso la Siberia di circa 55 km ogni anno.

Lo studio di antichi sedimenti mostra come negli ultimi 22.000 anni il polo magnetico abbia fatto la spola tra Canada e Siberia.


Nell’ultimo secolo, la posizione del polo nord magnetico si è spostata dall’Artico canadese verso la Siberia. Ma, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori italiani e spagnoli, questo spostamento fa parte di una tendenza di lungo periodo, che ha visto il polo magnetico “rimbalzare” a più riprese tra le due regioni negli ultimi 22.000 anni.

Lo studio dei cambiamenti passati del campo geomagnetico fornisce dati preziosi per comprendere le dinamiche del nucleo esterno liquido della Terra. Nel 2019, il Modello Magnetico Mondiale, gestito da una collaborazione internazionale e fondamentale per i sistemi di navigazione, è stato aggiornato a causa di un’accelerazione del movimento del polo magnetico verso la regione siberiana.

Due aree di forte flusso magnetico sotto il Canada e la Siberia sono impegnate in un braccio di ferro, con la Siberia che ha il sopravvento e trascina verso di sé il polo magnetico“, spiega Chiara Caricchi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in Italia, autrice principale dello studio. “Per verificare se ciò fosse già accaduto in passato, abbiamo analizzato sei campioni di sedimenti provenienti dalle Svalbard, e ricostruito l’evoluzione del campo paleomagnetico in questa regione“.

Durante la loro deposizione, i minerali magnetici si comportano come aghi di una bussola e si orientano in base alla direzione del campo magnetico terrestre.

Mentre l’osservazione diretta è ovviamente limitata agli ultimi secoli“, afferma Caricchi, “l’uso di metodi paleomagnetici ci permette di esplorare intervalli temporali molto più ampi nel passato e consente di migliorare la nostra conoscenza della dinamica del nucleo esterno della Terra“.

Caricchi e i suoi colleghi hanno calcolato il fattore di concentrazione del flusso (FCF), una misura di come il flusso magnetico si concentri in un punto specifico invece di diffondersi su un’area più ampia, per il Canada e la Siberia. Hanno scoperto che il polo antico tendeva a spostarsi verso l’area con un FCF più alto. “È la prima volta che la FCF viene utilizzata per studiare i cambiamenti nella posizione del paleopolo“, afferma Saioa A. Campuzano, dell’Istituto di Geoscienze (IGEO) di Madrid, Spagna, altra autrice dello studio.

I ricercatori sono riusciti a ricostruire il percorso del paleopolo negli ultimi 22.000 anni, durante i quali ha fatto avanti e indietro tra le coste canadesi e quelle siberiane. Il percorso ha seguito traiettorie sia orarie che antiorarie, con secoli di stabilità e secoli di movimento accelerato, guidato dalla comparsa e dalla scomparsa di forti aree di campo magnetico.

Tuttavia, circa 3.200 anni fa il polo si spostò verso latitudini più basse, raggiungendo la Norvegia. “Questo spostamento potrebbe essere collegato alla comparsa di un forte flusso magnetico sotto il Medio Oriente, un fenomeno già osservato in precedenza e noto come anomalia levantina dell’età del ferro”, ha spiegato Caricchi.

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