il monaco nel manoscritto medievale che sembra Yoda



Potrebbe sembrare una burla se la fonte non fosse proprio la British Library. Julian Harrison, curatore della biblioteca inglese, ha pubblicato sull’account twitter dell’istituto di ricerca una scansione di un codice medievale dove la miniatura di un monaco sembra essere la raffigurazione di Yoda, la creatura fantastica della fortunata serie cinematografica ‘Guerre Stellari’. Ora, grazie alla divulgazione del post, la pagina dell’account twitter della biblioteca ha raggiunto oltre 900mila followers rendendo ‘virale’ la lettura e lo studio dei manoscritti di età medievale.

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Gnomi, fate, elfi e orchi nei boschi dell’appennino tosco-romagnolo


Gnomi, fate, elfi, orchi e streghe. Personaggi che popolano fiabe e leggende della tradizione, ma anche i boschi di una zona ben precisa del nostro Paese. Fantasia o realtà? L’Adnkronos ha scovato un fascicolo, custodito dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato e aperto quasi 15 anni fa, che reca la dicitura ”Gnomi e fate dei boschi”. Una cartellina verde del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali – Corpo Forestale dello Stato che contiene informazioni, segnalazioni, materiale fotografico che riguarda esattamente quello che il suo titolo evoca: avvistamenti stranamente concentrati in un’area ben precisa, l’Appennino tosco-romagnolo, con alcuni suoi comuni, come San Piero in Bagno e Bagno di Romagna. L’Adnkronos ha guardato dentro quel fascicolo. Il suo contenuto? In alcuni casi fa sorridere, in altri no.
Inquieta la fotografia scattata da G.F., banchiere di Cesena, in viaggio di notte con la moglie per raggiungere la sua baita all’interno della Foresta della Lama, nell’Appennino forlivese. Costretto a fermare l’auto e a scendere dalla vettura per montare le catene da neve ha visto ”qualcosa”, un essere dalla sembianze umane, carponi e intento a mangiare neve. La sua fotografia, nel fascicolo della Forestale è classificata come ”elfo” per via delle orecchie allungate che si intravedono. La foto è sfocata, il negativo mai consegnato, ma secondo alcune fonti “il testimone sarebbe una persona seria e attendibile“. Che poi quello sia proprio un elfo, è tutto da dimostrare. C’è chi invece è convinto che si tratti di un poltergeist, lo spirito di un ragazzino morto anni prima ucciso da un mugnaio e che si aggira senza pace nella zona.
Fa sorridere, invece, il verbale di dichiarazioni spontanee datato 2 agosto 2001, raccolte nel Comando Stazione Bagno di Romagna da ufficiali e agenti del Cfs che hanno ascoltato e messo nero su bianco il racconto del signor Pierluigi Ricci il quale, all’interno del Parco dell’Armina, mentre si apprestava a bere alla fonte, avvistava ”un essere alto circa 25 centimetri che ritengo essere uno ‘gnomo’ dei boschi”. E ne fornisce una descrizione ”da manuale”, anche troppo: sembianze umane e abbigliato con casacca azzurra, pantaloni marroni, stivali di pelo beige, cappello rosso e barba bianca. Il tradizionale gnomo, insomma, proprio come quello che nell’area ha dato un volto al Sentiero degli Gnomi e al Bosco di Gnomo Mentino, che attirano ogni anno migliaia di visitatori. Perché sulla scia della moda dello gnomo è nato tutto un turismo, con pacchetti dedicati e con i suoi gadget, sul modello del turismo magico o di fantasia tipico dei paesi nordici. Gli gnomi, però, in questa zona popolano i racconti e, in alcuni casi, i ricordi di tante persone, anche degli anziani che non si interessano di marketing e di turismo e per i quali gli Appennini sono pieni di mostri, draghi, fate, orchi e santi.
Avvistamenti ce ne sono sempre stati e racconti di ”fenomeni strani” nei boschi, che si tatti di presenze, misteriose combustioni di alberi o di luci, perché lo gnomo “potrebbe essere la rappresentazione sensibile dello spirito del bosco – spiega all’Adnkronos Stefano Cazora, capo ufficio stampa del Corpo Forestale dello Stato e autore di un libro, “Luoghi della meraviglia”, dedicato agli itinerari del fantastico in Italia – se il bosco ha una sua forma di intelligenza, stando ad alcuni studi scientifici, a questa potrebbe corrispondere una forma di spiritualità semplice di cui lo gnomo è rappresentazione“. Ma perché in caso di avvistamento si va alla Forestale? “Alla Forestale arrivano segnalazioni di tutti i generi, in questo caso allo gnomo si associa un guardiano della natura così come al Cfs si riconosce il ruolo di tutela ambientale“, aggiunge Cazora. Gnomi dell’Appennino, fate nel casentino, streghe al centro e al sud: per chi volesse tentare l’incontro, questa è la geografia da tenere presente. Meno chiaro il metodo, che potrebbe variare da persona a persona, ma una regola di base c’è: secondo gli esperti bisogna imparare a guardare verso il basso, immedesimarsi negli elementi naturali, liberarsi della sovrastrutture culturali. Perché – sempre secondo gli esperti – gli gnomi ci sono, siamo noi che non li vediamo.

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Il materiale più resistente del mondo? I denti delle patelle


I denti dei piccoli molluschi con la conchiglia a forma di dischetto che si attaccano alle rocce sono più forti della seta del ragno

Scansione al microscopio elettronico dei denti di Patella

Patella batte ragno: la seta con cui gli aracnidi intessono la loro tela, considerata finora il materiale più forte in natura, scivola al secondo posto della classifica dopo la scoperta di una squadra di scienziati dell’Università di Portsmouth. Sono i microscopici denti della patella il materiale numero uno. I ricercatori hanno analizzato la particolare composizione atomica e la durezza dei micro-denti con cui questi molluschi grattano la superficie rocciosa per nutrirsi e hanno trovato nanostrutture composite consistenti in nanofibre di goethite, minerale duro a forte componente ferrosa, che si forma nel mollusco man man che questo cresce, e proteine.

Denti di ferro

La resistenza alla trazione dei denti delle patelle – ossia il carico massimo che possono sopportare prima della frattura – si è rivelata straordinaria, e indipendentemente dalla taglia del mollusco. Una caratteristica, quest’ultima, assai speciale, dato che normalmente le strutture più grandi sono più deboli e si rompono più facilmente rispetto a quelle più piccole. Questa conchiglie coniche ne hanno bisogno per riuscire a grattare la superficie rocciosa e rimuovere le alghe resistendo alle forze della marea. L’intero dente di una patella misura poco meno di un millimetro, ed è ricurvo. La forza dipende sia dalla forma che dal materiale.

Gli scienziati volevano capire quanto fosse forte il materiale in sé, e per farlo hanno dovuto prendere in analisi sono una piccola porzione del materiale ricavato dall’intera struttura curva del dente. Si sono trovati a quel punto a dover testare un materiale quasi cento volte più fine del diametro di un capello umano. Le tecniche per effettuare un’analisi del genere sono state sviluppate solo di recente, e sono rese possibili grazie al microscopio a forza atomica, un metodo utilizzato per «smontare» i materiali fino ad arrivare al livello dei loro atomi. 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Interface della Royal Society.

Bio-ispirazione

«La natura è una meravigliosa fonte d’ispirazione», ha dichiarato Asa Barber, autore principale dello studio. Scoprire e comprendere il design biologico del creato per poi trasferirlo nella progettazione umana e industriale è un processo detto proprio «bio-ispirazione». La seta del ragno, con le sue straordinarie proprietà di flessibilità e robustezza, è stata e continua a essere fonte d’ispirazione per molte e variegate creazioni umane, dai giubbotti antiproiettile ai componenti elettronici dei computer. I denti di patella si sono rivelati più resistenti dei fili di ragnatela e comparabili solo alle più avanzate fibre di carbonio fabbricate dall’uomo. Le potenzialità del materiale di cui sono fatti sono dunque ancora più ampie: una struttura biologica così forte potrebbe essere imitata per applicazioni ingegneristiche ad altissime prestazioni come le macchine di Formula 1, gli scafi delle navi e gli aerei del futuro. Oltre che, naturalmente, ricostruzioni e protesi dentali di prossima generazione.

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LE COSE PIÙ STRANE CHE L’EVOLUZIONE HA LASCIATO NEL VOSTRO CORPO


Irritazione ai suoni acuti

Ricordate il suono stridulo delle unghie che graffiano una lavagna lentamente? Probabilmente sentite una sensazione di formicolio  solo leggendo questa frase.

Perché questo suono è abbastanza fastidioso da provocare una risposta fisica? Perchè ti fa venir voglia di tirarti i capelli o di mettere le  matite nelle vostre orecchie?

In uno studio del 1986, gli scienziati hanno studiato il mistero dei suoni fastidiosi. Hanno testato 24 individui, facendogli ascoltare una varietà di suoni sgradevoli per valutare  quanto erano fastidiosi.

Non sorprende, gli individui hanno classificato il suono delle unghie, come il suono peggiore. Hanno valutato come gli occhiali strofinati insieme al polistirolo sono altamente fastidiosi, una cerniera, una porta cigolante e un trapano di un dentista. Essi producono suoni di alta frequenza.

I ricercatori pensano che la frequenza del suono delle unghie su una lavagna è simile al suono delle grida premonitori di una scimmia. Poiché questi avvisi erano una potente difesa della nostra prima evoluzione e del vantaggio di vivere in gruppo, prima che abbiamo sviluppato il linguaggio.L’irritazione può essere un residuo della nostra risposta a queste chiamate. Anche le urla femminili in film horror sono della stessa frequenza.

Un’altra teoria è che questi suoni acuti possono essere simili a quelli che sono stati fatti da uno dei nostri principali predatori , in modo che gli individui con una maggiore sensibilità alla frequenza avevano meno probabilità di essere mangiati,così tutti noi nel pianeta oggi abbiamo ereditato tale abilità e odio a tale alta frequenza.

Brividi


I brividi tendono a verificarsi soprattutto quando si ha paura o freddo. Essi possono anche apparire quando ci sentiamo eccitati sessualmente. Ma perché?

Avete mai notato come il pelo di un animale spaventato o arrabbiato  improvvisamente si alza? I brividi sono causati da piccoli muscoli contraenti alla base dei follicoli piliferi, lasciando i capelli e le rughe della pelle in piedi .

Oggi, questa reazione è inutile per noi. Ma è stata utile per i nostri antenati che erano molto più pelosi.

I brividi alzano il pelo su un animale per due motivi principali: se si è spaventati può far sembrare più grandi, che a sua volta può essere sufficiente a condurre un predatore a cambiare idea su di lui. Può anche contribuire a mantenere caldo l’animale – così hanno fatto i nostri antenati, dal momento cheuno strato d’aria vicino alla pelle è utilizzata come isolante . E ‘una capacità che i mammiferi più pelosi hanno ancora.

Tuttavia, i nostri corpi oggi non possono godere di  una di queste caratteristiche. L’unica cosa a cui servono i brividi è quella di dire se qualcuno ho freddo, paura o eccitazione sessuale (prende sempre una delle prime due cose).

Terza palpebra

Sì, abbiamo una terza palpebra. Oppure i resti di una, almeno. E ‘quella cosa rosa in un angolo del vostro occhio, accanto al naso.

Infatti, è chiamata  membrana nittitante, ed un coperchio semitrasparente  utilizzata da uccelli, rettili, anfibi, pesci e vari mammiferi per proteggere l’occhio.

Le creature che vivono o trascorrono la maggior parte della loro vita in acqua   utilizzano la terza palpebra per il lavaggio delle particelle irritanti che galleggiano nei vostri occhi. E ‘utile anche per gli uccelli quando vogliono nutrire i loro piccoli senza essere beccati nell’occhio. E ‘anche utile per il falco pellegrino che non vuole pezzi sporchi durante volo  nel suo occhio ad alta  velocità.
Cani e gatti sono altri animali che hanno anche una membrana nittitante parziale, che appare a volte quando dormono per coprire l’occhio e bloccare la luce.
Quanto a noi, esseri umani, ovviamente, non possiamo usare ciò che abbiamo lasciato di questa membrana . I muscoli che la controllano sono degradati al punto in cui sono quasi inesistenti. Non sappiamo fino a che punto questa funzione residuale  ci accompagnerà ancora nella nostra evoluzione, ma dal momento in cui cominciamo a perdere la capacità di usarla.

Muscoli dell’orecchio

Potete muovere le orecchie? Se è possibile, si dispone di una capacità che circa l’85% della popolazione non ha. I muscoli che controllano questo movimento sono nell’orecchio, che circonda l’orecchio esterno. Tuttavia, oltre ad essere in grado di impressionare i vostri amici nel cortile della scuola, non sono mai stati molto utili per te, giusto?

Ma non è sempre stato così. Grazie a questi muscoli dell’orecchie, le nostre orecchie sono state in grado di fare cose incredibili in passato.

Alcuni mammiferi possono spostare le loro orecchie in direzioni diverse per identificare la provenienza dei suoni. Ciò è particolarmente importante per i piccoli animali che non hanno una splendida vista del loro ambiente.

I nostri antenati primati utilizzavano questi muscoli per avere il controllo direzionale sulle orecchie , ma hanno perso il bisogno di avere questa capacità a causa della tendenza a vivere in gruppi. Questo ha reso la visione collettiva del gruppo la principale linea di difesa. Ricordate le grida, che erano probabilmente un qualche tipo di allarme vocale per avvisare il resto della tribù del pericolo? L’udito direzionale avrebbe aiutato con questo genere di cose .

Nel corso del tempo, arriviamo al punto in cui la maggior parte di noi non può nemmeno muovere le orecchie, per non parlare di puntare ad angoli differenti.

I denti del giudizio e l’appendice

Se avete ancora la vostra appendicite e tutti i vostri denti del giudizio nel vostro corpo, si ha la possibilità di 7% di sviluppare l’appendicite e almeno l’85% di un dente del giudizio impattato. Entrambi richiedono un intervento chirurgico.

Non solo si può vivere senza queste caratteristiche, anzi si vive meglio senza di loro. Infatti aumentano le vostre probabilità di contrarre un’infezione.

Tuttavia, sembrano essere i resti di un’epoca in cui eravamo abituati a mangiare più foglie prima di convertire la nostra dieta moderna.

I denti del giudizio sono influenzati e infetti perché non hanno spazio per loro. Sono emersi nei primi esseri umani che avevano denti più grandi e mascelle adatte a masticare materia vegetale.

La teoria più popolare sull’appendicite è che un giorno serviva per contribuire a digerire tutte queste foglie. È un’estensione del cieco, un organo che è molto superiore negli erbivori carnivori come è utilizzato per rompere una grande quantità di alimenti. Dal momento che non abbiamo più la necessità di questo ampliamento, si strinse  in un organo rudimentale che si presenta come un verme.

Ricordate che questa è solo una teoria. Non c’è molto studio sull’appendicite, perché, si sa, non si dà molta importanza a un organo estremamente inutile.

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Luoghi inventati che esistono davvero


Negli ultimi giorni si è parlato molto dei vantaggi portati dalla serie Game of Thrones al turismo e all’industria cinematografica dell’Irlanda del Nord, dopo la decisione di girare molte scene della serie tv nel paese (persino la regina Elisabetta II ne ha visitato il set a Belfast, dove ha guardato con aria incuriosita il Trono di Spade). Paesini e villaggi dell’Irlanda del Nord non sono gli unici ad aver beneficiato delle riprese di un film, e il sito 500px ISO ha raccolto le foto di alcune località diventate più o meno famose e più o meno riconoscibili per essere comparse al cinema o in una serie tv: ci sono per esempio le montagne di Pandora nel film Avatar, ambientate nel primo parco nazionale cinese; l’Espresso per Hogwarts della saga di Harry Potter, che è un vero treno a vapore nelle Highlands scozzesi; e la cittadina termale ceca che ha ispirato il paesino di Grand Budapest Hotel di Wes Anderson.

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Ecco “la pianta del bacio”, meravigliosa opera di Madre Natura


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La natura si manifesta in forme incredibili; basti pensare alla scientificamente nota Psychotria Alata, appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, una pianta dal colore rosso cangiante, in grado di attirare gli insetti impollinatori, tra cui le farfalle e i colibrì, dotata di brattee che assomigliano a 2 labbra turgide e carnose, tanto da essere simpaticamente soprannominata “labbra di Mick Jagger”(ricordando il logo, simbolo dei Rolling Stones, raffigurante la celebre bocca con linguaccia), “Hot kiss plant” e “Hooker lips”. La pianta, che potrebbe sembrare frutto di uno scrupoloso lavoro di Photoshop, è semplicemente una meravigliosa opera di Madre Natura.
Originaria del Sud America, la Psychotria Alata stupisce per la sua inusuale e stupenda forma e di certo, regalandone un esemplare, l’effetto sorpresa è assicurato negli occhi del destinatario, discostandosi dal classico mazzo di fiori o da una comunissima piantina. Cresce nelle aree boschive di Ecuador, Colombia, Costa Rica e Panama, in modo spontaneo, ed ogni pianta che arriva noi è frutto di un’importazione scrupolosa. Il suo nome latino è dovuto al forte effetto che possiede nei confronti della nostra mente, essendo una parente stretta di un potente allucinogeno usato dagli sciamani oltreoceano, per secoli, in pozioni con le quali favorire un contatto stretto con gli dei. Purtroppo la deforestazione minaccia l’habitat nativo di questa pianta, che sta via via scomparendo, pur non essendo ancora stata dichiarata come specie a rischio d’estinzione. Non ci resta che attendere affinché il mercato la proponga ad ogni angolo o , quanto meno, che i garden e i fiorai ne diventino stracolmi, magari donandola a San Valentino, giorno in cui i fiori sono d’obbligo, per un successo assicurato dato il suo originalissimo, romantico e sensuale aspetto!

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Apple, nelle pubblicità iPhone e iPad segnano sempre le 9:41



Perché i dispositivi Apple, nelle slide utilizzate nel corso dei keynote e nelle immagini promozionali, segnano sempre lo stesso orario? I fanatici dell’azienda di Cupertino sanno da tempo perché l’orologio digitale è sempre fermo sulle 9:41 del mattino. Ma ogni volta che viene presentato un nuovo device – come nel caso dell’ultimo iPad Air – questa storia rispunta sul web, a beneficio di chi ancora la ignora. Ecco, dunque, il “segreto”, svelato nel 2010 dall’allora vicepresidente della sezione software per iPhone Scott Forstall: fin dal 2007, anno di lancio del primo melafonino, le presentazioni Apple iniziano alle 9 in punto del mattino. Proprio sette anni fa, quando Steve Jobs stupì il mondo con tre parole, “One more thing”, l’iPhone è stato svelato dopo circa 40 minuti dall’inizio dell’evento (09:42 per l’esattezza). Apple, così attenta ai dettagli, aveva cronometrato le prove del keynote e aveva fatto il possibile affinché l’ora dei dispositivi sulle slide coincidesse con quella che avevano al polso i giornalisti in sala. Da allora nulla è cambiato. 

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